Palmares
Olimpiadi:
6° - Atene 2004
3° - Pechino 2008
Mondiali:
10° - Parigi 2003
7° - Helsinki 2005
Campionati europei:
3° - Goteborg 2006
Coppa del Mondo:
16° - 2002
5° - 2004
News
Tra poco cominceranno i mondiali di calcio 2010, uno degli spettacoli più belli del mondo, ammetto di non essere una grande appassionata di questo sport ma quando si tratta della nazionale anche io mi schiero. Quest’anno per me è molto particolare, sono in dolce attesa e allora sarò anche io davanti alla Tv a guardare e assaporare le sensazioni, emozioni che la maglia Azzurra sa regalare.
Sono stata in Sud Africa in autunno, una terra meravigliosa dove la natura è la padrona incontrastata. Un viaggio di venti giorni, naturalmente fai da te, alla ricerca di quei aspetti spesso oscurati dalle agenzie di viaggio, che caratterizzano il paese e che lo rendono unico.
Quando si esce dall’ aeroporto di Johannesburg si ha l’impressione di essere in Inghilterra, tutto regolare. E’ sufficiente inoltrarsi cento Km fuori città, fermarsi ad un’ area di sosta, prendere una bibita ghiacciata, mettersi in coda dietro una decina di bianchi e pagare a una ragazza nera, mettersi in coda a dieci Suv di proprietà di bianchi e dare una mancia ad un ragazzo nero per capire l’organizzazione del lavoro Sud Africano. Proprietà bianca e manodopera nera.
Alle spalle di Cape Town si allarga la bellissima regione vinicola del Capo, che comprende Franschhoek, Stellenbosch e Paarl. Qui si produce il vino migliore del Sudafrica: Merlot, Chenin Blanc, Chardonnay, Pinotage. Non so con esattezza quanto sia grande questa regione ma un dato è certo: 20000 aziende agricole, 1 di queste è proprietà di neri.
Di differenze razziali oggi non ce ne sono più. Esistono solo le differenze e si percepiscono nell’aria in un modo eclatante eppure l’indifferenza della gente è totale. Nelle town ship, dove la vita si vende per pochi rand e dove vivono secondo le stime, 5 milioni di persone affette dal virus dell'Hiv, le agenzie di viaggio organizzano visite guidate per i turisti che vogliono fotografare l’inferno.
La situazione quindi è un po’ambigua per noi occidentali e normale per chi in quella nazione ci abita. Molti sforzi sono stati fatti dall’inizio degli anni ’90 fino alle recenti misure governative per sostenere la popolazione nera (Bee, Black economic empowerment) ma molti sono i progressi che il Sudafrica deve ancora fare. Speriamo che il Mondiale di calcio aiuti a unire e colorare una nazione che ancora oggi si fa vedere agli occhi del mondo in bianco e nero.
Diario di Viaggio
Elisa Rigaudo