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Diario

05-12-2008 alle 11:50
PECHINO 2008, LA MIA OLIMPIADE

Lo sapete cos’è un momento Flow? È quel momento che ognuno di noi, nel corso della sua esistenza o nella sua attività sia essa sportiva, accademica, lavorativa e quant’altro, ha sperimentato; il cosiddetto “momento magico”, in cui tutto sembrava facile e raggiungibile, in cui il proprio corpo e la propria mente erano uniti e mossi da una energia inesauribile; in cui tutto era sentito sotto controllo; in cui si percepiva soltanto il sé, mentre il resto tutt’attorno svaniva … per me il 21 Agosto del 2008 è stato così.

L’anno olimpico per me è stato un anno molto difficile, dopo la batosta dei mondiali di Osaka 2007 ho faticato a ritrovare me stessa. In primavera alla prima gara internazionale del Challenge IAAF a Rio Maior in Portogallo mi sono fermata al diciottesimo chilometro, i valori del sangue pessimi, mi mancava l’aria. In primavera la svolta. In accordo con il mio Allenatore e la Federazione, abbiamo deciso che a mali estremi dovevamo trovare estremi rimedi. Nell’arco di una settimana sono partita per l’Ecuador precisamente a Cuenca, la città di Jefferson Perez. Lo scopo era quello di rigenerare il mio organismo e la mia mente così ho vissuto per quattro settimane in una locanda isolata dal mondo a 3900 metri. Due giorni dopo il mio ritorno in Italia, come già avevamo previsto mi sono recata al centro CONI a Roma per cercare di andare a fondo dei miei problemi, dopo visite accurate da parte dello staff medico mi viene diagnosticata un asma bronchiale da sforzo; non ci crederete, ma in certo senso ero felice, finalmente ero andata a fondo dei problemi che da tempo mi perseguitavano, potevo curarmi.

Sono arrivata nella capitale cinese con l’ultimo gruppo di Atleti l’11 Agosto. La federazione aveva previsto come prima sistemazione, in alternativa al villaggio olimpico, la Beijing Sport University a nord di Pechino, una scelta che si è rilevata eccellente, camere pulite, cucina spettacolo e logisticamente perfetta.
Il tempo volava, I primi giorni ero tranquilla, svolgevo come sempre due sessioni di allenamento una al mattino e una al pomeriggio, l’obbiettivo principale era il recupero del fuso orario. Le sensazioni che avevo erano ottime, il mese precedente, con il mio allenatore Sandro Damilano, avevamo svolto alcuni test e ogni volta miglioravo il precedente.
E’ stato facile capire come la Cina sia riuscita a primeggiare nel medagliere, pensare che solo all’interno dell’ università erano presenti un infinità di campi da tennis, Basket, campi da calcio con erba sintetica, campi d’ equitazione, pista d’Atletica outdoor e indoor, palestre e palazzetti per la pallavolo!. Ero già stata a Pechino nel 2002 e vi assicuro che in sei anni la città ha radicalmente cambiato faccia. Una città moderna che nel periodo olimpico sembra uscita dalle tenebre, i grattacieli non sono più offuscati dallo smog ma spiccano ben delineati nel cielo blu, in ogni angolo della città centro o periferia una pulizia esagerata, ho visto con i miei occhi persone chine a liberare dalle sigarette gli spazi tra le mattonelle dei marciapiedi, altre, munite di spugna e bacinella lavare le barriere che dividono i due sensi di marcia delle strade.
A differenza di Atene, sono riuscita a trascorrere le giornate in modo sereno e questo per me è stato molto importane, ho deciso inoltre di entrare al Villaggio Olimpico solo alla vigilia della gara in modo da risparmiare i miei nervi che sapevo, sarebbero esplosi appena varcato il cancello. La mattina del 20 Agosto alle sei ero già in piedi, la borsa pronta sul letto nonostante il trasferimento al villaggio sarebbe avvenuto solo in serata, sapevo che da quel’momento in poi tutto sarebbe volato, infatti… colazione, allenamento, pranzo, sonnellino, conferenza stampa e mi ritrovo in camera al Villaggio con la testa avvolta tra incertezze e certezze. Era ora di dormire, ma come fai a dormire prima di un olimpiade dove sai che in un’ora e mezza di gara ti giochi quattro anni di sacrifici, 24.000 Km di allenamento sotto pioggia, neve, sole ? Non sapevo darmi una risposta ma fatto sta che la notte prima della gara sono riuscita a dormire.
Il 21 Agosto il cielo aveva colori che spaziavano dal bianco al nero, speravo in una mattinata fresca perché stavo bene e avrei fatto un buon tempo ma fuori era in corso un vero e proprio diluvio. Già dai primi Km avevo ottime sensazioni, Sandro ad ogni giro mi diceva di stare sciolta e mantenere il ritmo, che se continuavo così avremmo portato a casa qualcosa di importante era ormai il 18° Km, diluviava la mia andatura era costante, vedevo le avversarie che mollavano, ero poco distante dalla zona podio, sentivo la fatica ma avevo la mente lucida e ancora una bella spinta. Al 19° Km appena agganciata la spagnola Vasco ho capito che ce l’avevo fatta poi l’entrata nello Stadio Olimpico, 60.000 persone che mi guardano, la pioggia che non molla, taglio il traguardo, fermo il tempo, terza e primato personale; qualche secondo e capisco di aver realizzato un sogno, un bellissimo sogno. Dagli spalti mi lanciano la bandiera, sono fiera di essere italiana, la pioggia incessante ora si mescola a lacrime di gioia.
15-01-2009 alle 16:51
Ogni volta che rivedo la gara mi viene la pelle d'oca. Rileggendo ciò che scrivi sembra di rivivere il momento. Complimenti Elisa!
:: Antonio ::
15-01-2009 alle 16:28
Complimenti davvero per l'impresa.. Sono mezzofondista e di marcia non me ne intendo tanto,però ammiro molto lo spirito di sacrificio,la costanza e la voglia necessari x preparare un risultato cosi importante. in bocca al lupo x il futuro!
:: Aaron ::
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